Bund gegen Anpassung
Lega contro il conformismo

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05.07.2004

Novità sul caso Dr. Nittmann

Oppure: nuove mostruosità da parte dello stato della chiesa tedesco

Nel frattempo, dopo più di due anni di sospiri e gemiti, dopo un estenuante gioco di istanze e rinvii, dopo interinali finte concessioni da parte del governo, che si sentiva esposto a una considerevole pressione internazionale per via delle numerose lettere di protesta giunte all'indirizzo del cancelliere, il tribunale supremo tedesco, la Corte Costituzionale federale a Karlsruhe (Postfach 1771, 76006 Karlsruhe; non dimenticare il numero d'ordine: 1BvR 952/04) si sta occupando del caso Dr. Nittmann. Il procedimento giuridico è enormemente complicato e addirittura per il laico interessato non è quasi più comprensibile; l'avvocato Niemietz ha scritto con grande premura – il termine prestabilito di quattro settimane scadeva nel periodo di Pasqua – un complesso »ricorso contro il rifiuto di autorizzazione dell'impugnazione« di cui l'apparato di giustizia ha bisogno per decidersi su questa faccenda chiara come il sole – l'anticostituzionale svantaggio dei disoccupati senza confessione per via della riscossione della tassa per la chiesa dai loro scarni conti – faccenda talmente chiara, che la ragione umana sana, e quindi che pensa adeguatamente a uno stato di giustizia, non ha avuto bisogno nemmeno di dieci minuti per il suo chiarimento. In altre parole: di nuovo sono necessarie lettere di protesta per dare una spinta nel loro struggente lavoro ai signori e alle signore profumatamente pagati appunto con queste tasse.
     Abbiamo mandato il seguente scritto a tutti gli interessati all'interno del paese e all'estero (già con una gradita risonanza dagli USA fino all'India; sempre una copia a noi!):


Bund gegen Anpassung
Postfach 254,D–79002 Freiburg

www.bund-gegen-anpassung.com mail@bund-gegen-anpassung.com

Freiburg, nel maggio 2004

Egregi signori e signore, cari amici,

Il caso del dottor Nittmann, del disoccupato senza confessione, che sporge querela da ormai due anni della detrazione forzata anticostituzionale della tassa per la chiesa dal suo sussidio di disoccupazione comunque gia misero – vi avevamo già informato più volte dello svolgimento e dei retroscena – entra ora in una fase decisiva.
     Da ultimo, come abbiamo riferito, il caso del Dottor Nittmann era in sospeso al tribunale sociale federale, che per motivi formali – e quindi tirati per i capelli – rifiutava una decisione propria nella cosa e respingeva la lamentela contro la decisione arbitraria del tribunale sociale del Land Baden-Württemberg (LSG) brillantemente scritta dall'avvocato Gottfried Niemietz. Non vale la pena di elencáre i dettagli giuridici di questo gioco di tira e molla ed istanze; il fine di questa manovra indegna della giustizia tedesca sta solo nel guadagnare tempo per mezzo di queste barricate erette artificialmente in una corsa a ostacoli comunque già faticosa, nello scoraggiare il querelante, e nel confondere i numerosi sostenitori nazionali e internazionali, ai quali soprattutto si deve che questo processo abbia fatto così grandi progressi e abbia trovato una ripercussione – seppure piccola – nei media nazionali e internazionali.
     Si può capire al meglio lo stato attuale della procedura, se ci si ricorda della parabola di Kafka »Davanti alla legge«. Nel nostro caso il terzo portinaio – così avanti siamo dunque giunti, a differenza dell'infelice protagonista di Kafka - affermerebbe, che dovrebbe venire chiesto prima al quarto portinaio se fosse veramente necessario occuparsi di questo caso (nella speranza, che il querelante si arrenda per mancanza di coraggio).

Questo truce concetto va intralciato!

L'avvocato Gottfried Niemietz alla fine dell'aprile del 2004 ha presentato un ricorso di costituzionalità alla Corte Costituzionale federale. Date una spinta alla corte suprema tedesca con lettere di protesta! Pretendete l' immediato termine di questa tattica di rinvio, che serve solamente a dare la benedizione giuridica a un atto di ingiustizia unico al mondo da parte dello stato clericale tedesco – cioè alla rapina dei disoccupati senza confessione sulla base del concordato di Hitler!
     Esortate la Corte Costituzionale federale a dimostrarsi degna del suo nome e a riportare la costituzione violata alla sua validità!

Rivolgete le vostre lettere di protesta a:
Bundesverfassungsgericht
Schlossbezirk 3
D-76131 Karlsruhe
Fax.: 0049-(0)721/9101-382
Email: bverfg@bundesverfassungsgericht.de

(Non dimenticare : Numero di protocollo 1 BvR 952/04, Fall Dr. Nittmann.)

Per favore mandateci una copia della vostra lettera di protesta.


Ancora un paio di ulteriori informazioni, importanti perché significative. Se si osa una volta annusare l'aria sottile delle più alte autorità giudiziarie si incontrano così alcune sottigliezze e mostruosità, della cui esistenza una persona »normale« – che quindi dovrebbe pensare adeguatamente a uno stato di giustizia, non ha assolutamente idea. Il querelante e quindi il suo avvocato riceve dalla corte costituzionale federale un »foglio di appunti sul ricorso di costituzionalità« con informazioni generali su questo procedimento. La prima frase è così chiara ed evidente, così bella nella sua schiettezza, che mai e poi mai si potrebbe credere che sia stata scritta nel periodo delle migliaia di ricorrenti violazioni della costituzione. Sia quindi citata: »chiunque può fare ricorso di costituzionalità alla corte costituzionale federale, se si sente ferito dall'autorità pubblica in uno dei suoi diritti fondamentali (…)« (rilievo corte costituzionale federale). Ottimo – proprio questo è dato nel caso del Dr. Nittmann e di milioni di disoccupati che non sono membri delle grandi chiese cristiane, e lo stesso devono pagare la tassa per la chiesa. Però poi cambia il vento e, come con il rappresentante di aspirapolvere alla porta, si dovrebbe leggere anche ciò che sul contratto è scritto in piccolo, prima di firmarlo.
     Oltre a sensati e giustificati provvedimenti preventivi contro querulomania e prese in giro del processo – quindi contro l'abuso dell'importante diritto di ricorso di costituzionalità – vi si può leggere ad esempio: »il singolo cittadino fondamentalmente non ha nessun diritto perseguibile con il ricorso di costituzionalità a un certo agire del legislatore.« Perché poi no? In caso di violazione del suo più grande bene – la costituzione – non dovrebbe essere per uno stato di diritto il proposito più urgente correre il più rapidamente possibile ai ripari, cioè tirare le orecchie a quei mangioni di indennità parlamentari nel Reichstag? (E lasciate allegramente in solaio la merce invenduta sulla »divisione dei poteri« di Montesquieu: con chi dovrebbe dividere il »potere« la classe dominante, cioè la classe statunitense? Con noi in ogni caso no, con voi, egregi lettori, probabilmente nemmeno, a meno che casualmente non siate papa, cancelliere o proprietario di un giornale.) Che cosa ne ricava il querelante, se formalmente ottiene giustizia – però poi non succede niente, se il risarcimento dei danni e lo sporgere querela sono esplicitamente esclusi, se egli viene rispedito – e questo è l'unico possibile »successo« – alle autorità giudiziarie, che metà o un intero anno prima lo hanno abbindolato? Che cosa se ne fa la vittima di una violazione costituzionale? Si dovrebbe far mettere questa decisione in una cornice nero-rosso-oro e appendersela in salotto, o non è questo già meglio un caso per il bidone ordinanza?
     A proposito di ordinanza: Due pagine dopo è scritto in modo lapidario – ma chi non sente qui il sonoro ceffone, che rappresenta una decisione arbitraria: »Il rifiuto dell'accettazione del ricorso di costituzionalità può avvenire con la decisione unanime della camera composta da tre giudici. La decisione non necessita di alcuna motivazione e non è contestabile.« Qui la presa in giro è programmata in anticipo, secondo l'indegno modello del »perché? – perché sì«. Quindi le lettere di protesta sono assolutamente necessarie, sia anche solo per dover »motivare« un atto di ingiustizia pianificato (che lavoro estenuante!), oppure però, essenzialmente meglio perché con risparmio di tempo, impiego di forze e soldi: per aiutare la costituzione violata a ricostruire la sua validità!
     Seconda cosa, non meno importante. Negli ultimi tempi riceviamo sempre più lettere da disoccupati, che hanno sporto la stessa querela che il Dr. Nittmann, e che, incoraggiati dalla ferma intenzione di farsi strada lottando con questo processo fino alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo in caso di bisogno, ci trasmettono informazioni preziose. Per esempio così abbiamo scoperto, che nel frattempo i tribunali sociali dei Länder si rifiutano già di accogliere le querele dei disoccupati aconfessionali, e le dichiarano »non di loro competenza« – un evidente aggravamento della giustizia ingiusta, che punta a un rapido scoraggiamento già nelle basse istanze. È importante, che non passi questo concetto, che le modeste possibilità di difesa (appunto il »ricorso contro il rifiuto di autorizzazione dell'impugnazione«) vengono esaurite. Allo stato della chiesa tedesco nelle grazie di Hitler che riesce a condurre une »lotta di classe« molto effettiva »dall'alto« non deve essere lasciato neanche un millimetro di spazio per espandersi – è già abbastanza uno stato d'ingiustizia così!
     Su questa strada siamo venuti a conoscenza anche di una sentenza scandalo del tribunale sociale del Land Baden-Württemberg (LSG) di Stoccarda, emanata metà anno dopo la sentenza negativa contro il Dr. Nittmann (il 16 dicembre 2003). Non solo il tribunale sociale di Stoccarda fa riferimento alla sentenza contro il Dr. Nittmann – così lo stato d'ingiustizia continua di sentenza in sentenza, e per questo è così importante spezzare questa catena in un punto decisivo –, ma ne vengono anche dette sciocchezze e viene impertinentemente negata una delle scoperte più importanti che abbiamo raggiunto faticosamente nel corso della procedura e che, con grande dispiacere delle autorità statali e dei mass media livellati, abbiamo anche pubblicato: il ferreo dato di fatto che già nel 1999 il 43% dei lavoratori non apparteneva più a nessuna grande chiesa cristiana, con una tendenza annua crescente di abbandoni della chiesa con un supposto ordine di grandezza di fino a 3%. La sentenza scandalo emessa più tardi dal tribunale sociale di Stoccarda (numero d'ordine: L9AL670/03) vi inserisce non solo la popolazione dei lavoratori ma l'intera popolazione (quindi compresi tutti i lattanti battezzati a forza e i pensionati) con la malvagia intenzione di confondere e raggiunge quindi – »secondo un'informazione del ministero del lavoro e dell'ordinamento sociale federale del 6 novembre 2001« (caspita quanto è ufficiale! Urka quanto è serio!) – »una percentuale del 65,6% di membri della chiesa sulla intera popolazione« (p.8 della motivazione della sentenza).
     Una dubbia e infame manovra! Ancora si legge: »La percentuale dei membri della chiesa sull'intera popolazione non si è da allora sviluppata in maniera significativa verso il basso.« Nella sentenza contro il Dr. Nittmann lo stesso tribunale mezzo anno prima dovette concedere: »Commentando la sua indagine l'ufficio federale della statistica suppone che certamente con la continuazione dell'indagine fino allo sviluppo attuale del 2001, la percentuale dei lavoratori soggetti alla tassa per la chiesa sul numero intero dei lavoratori soggetti all'assicurazione sociale obbligatoria potrebbe scendere al 53,9%. Ma questa prognosi si trova su una base di premesse che la fanno sembrare incerta.« (ciò significa che il tribunale sociale del Land Baden-Württemberg (LSG)non ci si vuole attenere). Metà anno più tardi lo stesso tribunale sentenzia: »Da un proseguimento dell'indagine sui numeri rilevati dal tribunale sociale federale alla fine del 1999 risulta che alla fine del 2000 circa 57,06% dei lavoratori occupati soggetti all'assicurazione sociale obbligatoria, e alla fine del 2001 ancora 56,54% di questo gruppo erano membri nelle tre grandi comunità religiose con il diritto alla tassa per la chiesa« (p.9). Che precisione d'un tratto, fino al secondo posto dietro la virgola, e – che bugia! Non solo improvvisamente spunta la confessione ebraica, che qui non c'entra nulla e che statisticamente dai tempi di Hitler purtroppo non ha troppo peso (da qui quindi le tre »grandi« comunità religiose – sono di nuovo gli ebrei che hanno la colpa di tutto?! Che nefandezza da pretazzi, adeguata all'ultimo film su Gesù!); anche dalla »continuazione dell'indagine« nel peggior senso kantiano non »risulta« niente, figurarsi dei numeri precisi al centesimo, perché, poche righe più sotto, per l'anno 2003 »secondo tutte le previsioni« è tutto incerto e si deve aspettare »più di tre anni«. Qui non regna un errore, ma la bugia, espressa freddamente calcolando che le vittime non si scambiano le opinioni, ma si rassegnano nell'anonimato e nell'isolamento. E aspettano allegramente tre anni, perché in questo lasso di tempo possono morire persone, possono pure crollare interi stati un tempo sovrani, e può sbiadirsi il ricordo di uno stato di fatto, che il tribunale sociale del land indica esaltatamente come stato in cui »il legislatore sta facendo il suo dovere«, e dal 1 gennaio 2005 abolirà la tassa per la chiesa obbligatoria per i disoccupati aconfessionali. I lettori di KETZERBRIEFE (lettere eretiche) sanno di più e di conseguenza sanno anche come è nata questa decisione (KETZERBRIEFE 116, si vede anche »IL GOVERNO PROGETTA UN AUMENTO DELLE TASSE PER LA CHIESA CON LA CREAZIONE DI ORGANIZZAZIONI CAMUFFATE!» ). E nessun disoccupato ha finora rivisto anche solo un pidocchioso centesimo dei suoi soldi rubati dopo queste chiacchiere. Ma proprio questa è la nostra richiesta allo stato della chiesa tedesco: Immediata restituzione della tassa per la chiesa riscossa anticostituzionalmente ai disoccupati derubati!
     Questa escursione non certo completa nel torbido ambiente delle ingiustizie dello stato della chiesa – esalazioni che non puzzano solo a noi, ma anche in cielo – prova soprattutto una cosa: che l'attenzione non deve cedere e che un agire deciso è necessario. Le leggi non piovono dal cielo, ma sono linee di armistizio nella lotta di classe (sì, proprio in quella – il fatto che uno possa diventare disoccupato o possa non diventarlo per via della sua proprietà è condizionato dalla classe, noi non possiamo farci niente), si lasciano quindi spostare – in senso buono come senso cattivo.

È così importante divulgare notizie represse contro il livellamento dei medi; anche se ci si dovesse caricare di materiale più costante, lo trovate su:


Casa editrice AHRIMAN
P.O. Box 6569, D-79041 Freiburg
(Stübeweg 60, D-79108 Freiburg)
Germany
Tel.: +49-761-502303
Fax: +49-761-502247

www.ahriman.com


Schröder, prenditi i tuoi soldi dai pretazzi, non dai disoccupati!!


Immediata restituzione della tassa per la chiesa riscossa anticostituzionalmente!



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