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Lo Stato clericale tedesco viola la Costituzione imponendo tasse truffaldine a milioni di disoccupati aconfessionali
L'articolo seguente è stato pubblicato come contributo della Lega contro il conformismo (Bund gegen Anpassung) sull'ATEO, 4/2002.
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La Germania svolge ancora in Europa un ruolo foriero di un cancro clericale e totalitario, in conseguenza del Concordato stipulato tra Hitler ed il Vaticano nel 1933, in vigore ancora oggi. Il patto stipulato tra il fascismo tedesco e le due grandi Chiese cristiane elargiva a queste ultime un grande numero di privilegi, dal monopolio dell'indottrinamento ecclesiastico nelle scuole e nelle università fino all'incasso di tasse ecclesiastiche (Kirchensteuer) da parte dello Stato per conto delle Chiese: un caso unico al mondo. Seguendo questa logica, lo Stato clericale tedesco ha sviluppato un procedimento particolarmente perfido e vergognoso che, per quanto ne sappiamo, non ha nessuna analogia in tutti gli altri paesi che hanno una Costituzione democratica, e che finora è rimasto sconosciuto al pubblico internazionale.
Ogni disoccupato tedesco, anche se non è più affiliato alle Chiese, è obbligato a pagare le tasse ecclesiastiche!
Questa mostruosità che si beffa delle leggi e dei diritti fondamentali dell'uomo – naturalmente pensiamo ai quei diritti ottenuti combattendo a caro prezzo dalla Rivoluzione Francese in poi, e non alla loro depravazione attuale al servizio dell'imperialismo USA – questa mostruosità, con la quale tutti i giorni e in casi innumerevoli viene calpestato il diritto alla libertà religiosa, è sancita nelle leggi tedesche sul lavoro. Essa viene regolamentata annualmente tramite le norme emanate dal Ministero del lavoro e confermata dalle sentenze dei più alti tribunali tedeschi fino ai nostri giorni.
Ogni disoccupato tedesco, che riceve la sua prima notifica ufficiale dell'ammontare dell'indennità di disoccupazione dall'Ente federale del lavoro, viene ammonito su questa scandalosa discriminazione dei laici con un'espressione che potrebbe appartenere al romanzo "1984" di Orwell: "L'indennità di disoccupazione è una sostituzione del salario esentasse, da cui non vengono detratte né l'imposta sui redditi, né le tasse ecclesiastiche. La detrazione delle tasse per la Chiesa viene presa in considerazione indipendentemente dall'appartenenza ad una confessione religiosa, in quanto si riferisce alla maggioranza dei lavoratori".
In poche parole, il disoccupato laico non deve pagare le tasse per le Chiese, ma deve pagare le tasse ecclesiastiche perché lo fanno quasi tutti. Il fondatore della religione cristiana soleva commentare tale assurdità nel modo seguente: "Chi può capirlo, capisca!". Una tale violenza alla logica ed ai principi più fondamentali di uno Stato di diritto può attecchire solo in un Stato soggetto al dominio della Chiesa.
Il versamento forzato delle tasse ecclesiastiche da parte dei disoccupati laici viola le seguenti norme della Costituzione tedesca che, secondo l'art. 1 della Legge fondamentale, costituiscono "l'immediato diritto vigente":
- Art. 3, § 1 – Legge fondamentale, che stabilisce che nessuno deve essere "preferito oppure svantaggiato" per la sua confessione ideologica o religiosa ("principio d'uguaglianza");
- Art. 4, § 1 – Legge fondamentale: "La libertà di fede, di coscienza e la libertà di confessione religiosa e ideologica sono inviolabili"; e,
- Art. 33 – Legge fondamentale, che prescrive l'obbligo di neutralità da parte dello Stato relativamente agli affari religiosi.
I tribunali tedeschi supremi – il Tribunale Sociale Federale e la Corte Costituzionale – giustificano questa violazione della Costituzione, questa riscossione forzata delle tasse per le Chiese dai disoccupati senza confessione, con motivi di "praticabilità amministrativa" (ma cosa vale di più: la Costituzione, oppure l'impegno della burocrazia statale di attenersi a questa Costituzione?!).
Inoltre, c'è da notare che l'assegnazione delle classi d'imposta, realmente più complicata, secondo lo stato di famiglia e il numero di figli – con la quale si farà salire il tasso di natalità e sarà nascosta la disoccupazione delle donne – è probabilmente "praticabile amministrativamente". Inoltre, lo Stato può astenersi dal servizio straordinario gratuito prestato alle Chiese, cioè dall'incasso delle loro quote sociali, come fa ogni altra associazione, ove ritenga che la sua dissociazione da rapina e abuso, creando "un impegno amministrativo" eccessivo, come pure facendo presente che "la stragrande maggioranza" della popolazione lavorativa paga le tasse ecclesiastiche, e quindi queste – come dicono i tribunali – "risultano normali". Ma questo richiamo ai presunti rapporti di maggioranza è in primo luogo irrilevante per il diritto costituzionale e in secondo luogo oggettivamente sbagliato.
In primo luogo. La Corte Costituzionale ha fatto inequivocabilmente capire, nella sua ultima decisione sui principi dell'incasso forzato delle tasse per la Chiesa (anno 1994, numero d'ordine 1 BvL 8/85), che ha intenzione di violare la Costituzione premeditatamente, quando, riguardo al principio d'uguaglianza, così argomenta: "Soprattutto la Legge fondamentale art. 3 § 1 non impone che il legislatore faccia delle differenziazioni che in realtà potrebbe fare". In altre parole: per la suprema Corte tedesca le disposizioni della Costituzione sono totalmente indifferenti; fa solo finta, come se la Costituzione non fosse che una raccomandazione di buone intenzioni, invece una prescrizione vincolante. Dunque, regna un arbitrio di tipo neo-totalitario che caratterizza questo Stato d'ingiustizia e che costituisce una tradizione triste e sconfortante in Germania, da quando Willy Brandt (il 28 gennaio 1972) emanò i famosi "Berufsverbote" (divieti di lavoro per ragioni politiche), allora motivati politicamente.
In secondo luogo. Non è vero che la "stragrande maggioranza" dei lavoratori tedeschi paga le tasse per le Chiese. Da una sentenza del tribunale sociale federale dell'8 novembre 2001 (numero d'ordine B 11 AL 43/01 R Reg Nr 25566), risulta che nell'anno 1999 il 43% dei lavoratori tedeschi non ha pagato le tasse per le Chiese. Questa informazione si trova in un documento interno del Tribunale Sociale Federale, ed è difficilmente accessibile. Essa viene taciuta dai mass media, ed è quindi deliberatamente nascosta all'opinione pubblica. Sebbene la Corte Costituzionale Federale esorti formalmente lo Stato a "monitorare lo sviluppo ulteriore" per quanto riguarda la quota della popolazione obbligata a pagare le tasse per la Chiesa, lo Stato rispetta questa esortazione solo malvolentieri – a cadenza triennale – e tiene nascosti al pubblico i risultati delle sue rilevazioni statistiche. In questo modo vengono cementati la violazione della Costituzione e l'impoverimento delle masse causati dallo Stato.
Nel frattempo – cioè nell'anno 2002 – si parte dal presupposto che nemmeno la metà della popolazione attiva tedesca non paghi le tasse per la Chiesa (il numero esatto si verrà a sapere, semmai, solo nell'anno 2005). Questa quota sorprendentemente alta di cittadini aconfessionali tra la popolazione lavorativa risulta dal fatto che il 70-80% della popolazione della ex Repubblica Democratica Tedesca annessa non appartiene ad alcuna Chiesa (lì la quota di disoccupati è per lo meno il 20%, cioè particolarmente alta), e che nell'ovest della Germania sempre più persone escono dalla Chiesa a causa dell'impoverimento crescente.
Milioni di persone sono colpite dal pagamento forzato delle tasse ecclesiastiche da parte dei laici, che è in contrasto con la Costituzione, soprattutto se si tiene conto del fatto che il pagamento forzato riguarda non solo l'indennità di disoccupazione, ma anche il sussidio di disoccupazione, la pre-pensione, gli alimenti, e persino l'indennità per il maltempo e per chi lavora ad orario ridotto. Mediante il tartassamento della popolazione più povera e perciò più ricattabile, lo Stato clericale tedesco incassa miliardi all'anno. Quindi la violazione della Costituzione è effettiva ed evidente. Lo Stato tedesco, che incassa le tasse forzate per la Chiesa da parte dei disoccupati laici, le chiama "fittizie", perché non inoltra le somme di miliardi alle Chiese, ma (a quanto si dice) le trattiene per se stesso. Per la parte della popolazione derubata e privata dei diritti, tuttavia, non fa differenza se la somma estorta è trattenuta da ambedue i ladri o da uno solo.
Intanto, migliaia di disoccupati truffati (forse diecimila) hanno sporto querela contro il versamento coatto delle tasse ecclesiastiche; ma anche qui non si conoscono le cifre esatte. Il che si può ascrivere al fatto che i mass media tedeschi se ne occupano in modo sporadico e incompleto (naturalmente senza pronunciarsi sulla violazione della Costituzione e senza menzionare la sopra accennata quantità del 43% di laici aconfessionali). Eppure le istanze dei tribunali secondari hanno verificato come segue l'anticostituzionalità dell'incasso forzato della tassa ecclesiastica:
- il Tribunale Sociale della regione di Assia il 30.01.1985 (numero d'ordine L-6/Ar 14141/83);
- il Tribunale Sociale Federale di Amburgo il 01.07.1993 (numero d'ordine 13 Ar 17/92);
- l Tribunale Sociale di Chemnitz il 10.07.1997 (numero d'ordine S 6 Al 1277/94).
Ma queste poche sentenze delle istanze dei tribunali periferici non hanno avuto conseguenze in quanto i tribunali superiori sono ancorati alla violazione della Costituzione (per ultimo il Tribunale Sociale Federale in una sentenza del 7° senato il 21. marzo 2000; numero d'ordine B 7 AL 18/01 R), e in quanto la maggior parte dei tribunali segue questo supremo modello giudiziario. In più, bisogna tener presente che tutti i tribunali agiscono mediante rinvii e procrastinamenti dei processi, cosicché i procedimenti si protraggono per anni e anni. Infine, i querelanti si rassegnano e, spinti da necessità materiale, cedono alla lusinga di un pigro compromesso ("accomodamento"). In ultima analisi, i querelanti procedono senza previ accordi, cioè senza un coordinamento, cosicché la resistenza isolata viene facilmente sopraffatta dal ritmo lentissimo e ritardante della (in)giustizia tedesca.
Per ultimo si aggiunga che alle società d'assicurazione viene ordinato, evidentemente dagli organi statali, di annullare l'assicurazione per la copertura delle spese giudiziarie a coloro che sporgono querela contro l'incasso forzato delle tasse per le Chiese. Se rifiuta le querele, ogni tribunale tedesco può essere sicuro di trovare l'approvazione suprema giudiziaria e l'appoggio degli organi statali e dei mass media. Come già detto, la Corte Costituzionale Federale ha segnalato freddamente la sua disponibilità a violare la Costituzione (il principio d'uguaglianza, art. 3.1 Legge fondamentale); nel medesimo verdetto, si professa un cinismo senza fronzoli alludendo all'impoverimento di massa in seguito a questa violazione della Costituzione, là dove si dichiara: "Dal punto di vista della Costituzione, lo Stato non è tenuto ad osservare il principio del tenore di vita". E così non fa più meraviglia il fatto che tutte le sentenze giudiziarie pertinenti siano uno schiaffo in faccia per le vittime: ma anche uno schiaffo per lo Stato di diritto, per la logica e la ragione, per la dignità umana.
Da tutto ciò si ricava questa conseguenza: soltanto l'opinione pubblica internazionale e democratica è in grado di correggere questo abuso. Invitiamo pertanto ogni individuo ed ogni associazione, che crede nella libertà d'opinione e nella libertà religiosa come nei più basilari diritti dell'uomo:
- Protestate contro il pagamento forzato delle tasse ecclesiastiche per conto dei disoccupati laici, atei o agnostici, in Germania;
- Invitate la giustizia tedesca a sopprimere senza indugio questa violazione della Costituzione, ad osservare gli art. 3.1 e 4.1 della Legge fondamentale e ad abolire l'incasso forzato delle tasse per le Chiese da parte dei laici, con effetto immediato!
- Esigiamo i diritti umani in luogo del Medioevo! Che in Germania prevalga la democrazia, al posto dello Stato clericale!
Questo è quanto potete fare voi
Fra i molteplici procedimenti, di cui l'opinione pubblica non è informata a causa della politica del silenzio e della disinformazione, c'è un processo per cui la vostra protesta può ottenere effetto e potrebbe essere un segnale decisivo, da far valere come esempio in tutti i procedimenti avversi al prelievo forzato ed anticostituzionale delle tasse ecclesiastiche dai non credenti. Il querelante, il Dott. Peter Nittmann, che è uscito dalla Chiesa 25 anni fa, si ritrova disoccupato dopo 17 anni di attività professionale. La sua detrazione mensile forzata delle tasse ecclesiastiche ammonta a quasi 90 Euro e a ben 1600 Euro per tutta la durata dell'indennità di disoccupazione (1 anno e mezzo). Il Dott. Nittmann ha presentato ricorso al locale ufficio del lavoro in data 11 dicembre 2001, ma gli è stato respinto come "infondato" il 30 gennaio 2002. Dal 28 febbraio 2002, una querela è pendente presso il Tribunale Sociale di Friburgo competente per il rimborso delle tasse ecclesiastiche. A tutt'oggi (agosto 2002) non è stato fissato alcun dibattimento. Il querelante, malgrado la durata e le spese per il procedimento (la sua assicurazione per la copertura delle spese giudiziarie fu disdetta 6 mesi dopo la presentazione della querela per una decisione presa dal presidente di un grande complesso di assicurazioni), è disposto a combattere ed a sostenere la sua querela, senza badare alla durata e ai costi del procedimento, fino ad arrivare alla Corte Europea per i Diritti dell'Uomo.
Indirizzate il vostro scritto di sostegno a:
Sozialgericht Freiburg
Habsburgerstr. 127
Fax : + 49 761 20713-10
D-79104 Freiburg (Numero d'ordine S 8 AL 650/02; bisogna assolutamente indicarlo!)
N.B. – Per favore, mandateci una copia della vostra lettera di protesta al seguente indirizzo:
Bund gegen Anpassung
Postfach 254
D-79002 Freiburg
E-mail : thanilo@t-online.de
(Traduzione dal tedesco di Luciano Franceschetti, lucfranz@tin.it).
Poscritto attuale:
Intanto il tribunale di Friburgo ha reagito prima di quanto immaginato. Dipende sicuramente dal fatto che ci sono state delle proteste dall'interno e dall'estero. Per questo la giustizia deve reagire e rinunciare alla propria tattica temporeggiatrice: ha fissato la data per il processo il 20° novembre.
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