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02.10.2008
Invitiamo alla solidarietà nei confronti di Luigi Tosti
Il giudice italiano Tosti è stato condannato a 12 mesi di reclusione per essersi rifiutato di tenere udienza in aule di tribunale in cui fosse appeso un crocifisso – l'udienza per il ricorso in terzo e ultimo grado avrà luogo il 18 novembre a Roma
Da circa 5 (!) anni il giudice italiano Tosti si rifiuta con perseveranza di tenere udienza in aule di tribunale all'ombra di un crocifisso, in quanto esso è il principale simbolo che incarna il potere assoluto ottenuto con forza delle chiese cristiane, ed in particolar modo di quella cattolica, in quanto essa rappresenta tradizionalmente l'ala più aggressiva del cristianesimo organizzato.
Da circa 5 (!) anni Tosti è perseguitato dalla giustizia italiana con numerosi processi giudiziari e decreti per il fatto di esigere l'applicazione del principio civile di separazione fra stato e chiesa riportato contro la chiesa cattolica. Tutti questi processi mirano a logorarlo e rovinare infine la sua esistenza.
Dopo che la sua richiesta di rimozione del crocifisso dalle aule di tribunale è stata respinta, dal 9 maggio 2005 egli si rifiuta di tenere i processi che rientrano nella sua sfera di competenza.
La sua recriminazione contro il crocifisso in tribunale si basa su diversi articoli della costituzione italiana e sulla sua neutralità, in particolare sull'art. 21 della libertà di opinione, sull'art. 3 della parità e sull'art. 8 relativo alla libertà di confessione religiosa, così come sugli art. 9 e 14 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo. La motivazione del suo reclamo si basa sulla volontà di ripristinare i diritti fondamentali garantiti dalla costituzione di neutralità ideologica per tutti i cittadini; la giustizia italiana tuttavia ha reagito finora esclusivamente con la repressione: il 18 novembre 2005 Tosti fu condannato a sette mesi di carcere per »violazione dei doveri« e ad un anno di sospensione da tutte le cariche pubbliche. A febbraio del 2008 il periodo di reclusione è stato innalzato a 12 mesi.
Ricordiamo che il primo reclamo di Tosti nell'ottobre del 2003 contro il crocifisso nell'aula di tribunale di Camerino (una piccola città di provincia nelle Marche), nella quale egli ricopriva la carica di giudice civile, come accade spesso fu in qualche modo insabbiato. Le giustificazioni rimandavano vagamente ad un qualche »decreto«.
Durante le sue personali ricerche egli si imbatté in effetti in un decreto che prescriveva l'affissione della croce nelle aule di tribunale. Tuttavia questo decreto risaliva all'anno 1926 (!), ovvero ai tempi di Mussolini. Questo decreto mussoliniano contrasta tuttavia inequivocabilmente con l'attuale costituzione italiana del 1947, la quale prevede la separazione fra stato e chiesa.
Il giudice Tosti informò i suoi superiori dell'esito delle sue ricerche, fra cui anche il ministro della giustizia, e richiese la rimozione dei crocifissi da tutte le aule di tribunale di Camerino. Ciò significava naturalmente anche che il decreto fascista non poteva essere più essere applicato.
Anziché rapidi rimedi egli ottenne soltanto dilazioni – in un primo momento non ottenne nessun altra reazione alla sue ripetute richieste di rimozione del crocifisso, e questo nonostante si fosse dichiarato disposto ad accettare un compromesso: se dei simboli religiosi potevano accedere a luoghi a cui in realtà non appartenevano, allora stando al principio di parità espresso nella Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo del 1975, ciò doveva valere anche per altre religioni e concezioni del mondo. Ad esempio la Menorah, il candelabro ebraico con sette braccia, avrebbe a sua volta dovuto avere un posto nelle aule di tribunale.
In conseguenza di ciò si inasprì il processo di intimidazione da parte delle autorità: il presidente del tribunale continuò a fare riferimento alla normativa fascista ed il ministro della giustizia diede disposizioni per tentare di avviare un processo disciplinare contro il giudice protestatorio.
Quando Tosti decise di affiggere in tribunale l'emblema dell' UAAR (Unione Atei Agnostici Razionalisti), la più grande associazione italiana per il libero pensiero, esso fu subito rimosso e confiscato dall'amministrazione, contrariamente al crocifisso.
Nonostante il loro ostruzionismo, il logorio e le intimidazioni, le autorità giudiziarie non riuscirono a zittire Tosti. Le autorità non riuscirono neppure a metterlo a tacere con la promessa di un ambiente dedicato appositamente a lui: Tosti rifiutò la ghettizzazione che sarebbe soltanto servita a ridicolizzarlo.
Intanto egli lanciò un ultimatum: se non fossero stati eliminati tutti i crocifissi dalle aule di tribunale (oppure se non fossero state accettate la Menorah o l'emblema dell'UAAR), in futuro non avrebbe più tenuto alcuna seduta in qualità di giudice.
In seguito furono avviati nei suoi confronti tre procedimenti penali. Per essersi rifiutato di tenere udienza in presenza del crocifisso, il giudice Luigi Tosti fu condannato in data 18.11.2005 dal tribunale de L'Aquila a sette mesi di carcere e a un anno di sospensione da tutte le cariche pubbliche.
Su richiesta del procuratore egli fu allo stesso tempo privato dal magistrato delle sue funzioni giudiziarie, il che ebbe come conseguenza che da febbraio 2006 Tosti non riceve più lo stipendio ed è quindi privo di mezzi. La sua stessa esistenza è minacciata.
Eppure le autorità procedono con una politica del doppio binario per mantenere l'ingiustizia. Così il Consiglio di Stato ha annunciato una decisione di massima per poter scongiurare a priori ogni eventuale futura protesta contro la presenza del crocifisso in edifici pubblici.
La croce cristiana a quanto pare sarebbe infatti un »simbolo importante« anche per non credenti, in quanto può avere »significati diversi in luoghi diversi.« Al di fuori della chiesa essa evocherebbe valori umani universali come »tolleranza, di rispetto reciproco, di affermazione dei diritti della persona«, qualunque cosa ciò voglia dire. In pratica sarebbe un »simbolo idoneo ad esprimere (…) il fondamento dei valori civili che delineano la laicità nell'attuale ordinamento dello Stato« e che, dunque, »esso deve essere coattivamente imposto a tutti«.
Anything goes! – è tutto ciò che ci resta da dire. Se questa sfrontata e molto selettiva riclassificazione del significato contenuto nella croce si affermerà o no, dipenderà come sempre dalla capacità di reazione dei cittadini, e dunque dalla preservazione della memoria storica. Luigi Tosti è sicuramente una persona che ha salvaguardato questa memoria, e anche la sua difesa contribuisce ad arrestare questa travolgente lavina clericale di fango.
Il ricorso di Tosti contro l'ingiustizia arrecatagli è stato respinto nel maggio del 2007 a L'Aquila. La durata della sua pena carceraria nel frattempo è stata innalzata ad un anno. Egli deve affrontare un processo dopo l'altro nella stessa causa in quanto ogni processo che si è rifiutato di tenere in presenza del crocifisso viene anche patteggiato separatamente.
In questo modo si deve aspettarsi che, processo dopo processo, inaspriscano ulteriormente la sua pena – le autorità hanno tempo e denaro (proveniente dalla tasse) da investire. E' altresì possibile che la Cassazione, la terza ed ultima istanza, confermi il giudizio del tribunale di primo grado.
Questa udienza per il ricorso contro il primo giudizio a sette mesi di carcere e un anno di sospensione da tutte le cariche pubbliche è ora alle porte: avrà luogo il 18 novembre 2008 davanti alla Corte di Cassazione a Roma.
Solamente il sostegno di un'ampia fetta dell'opinione pubblica internazionale può esercitare sufficiente pressione sulle autorità italiane, di modo che esse si vedano costrette a dare la precedenza alla costituzione obbligatoriamente laica, piuttosto che a delle norme mussoliniane.
Per questo motivo è positivo il fatto che in occasione del congresso nazionale della Fédération Nationale de la Libre Pensée a Roanne il 9 luglio di quest'anno abbiamo potuto raccogliere circa 150 firme di protesta, che sono poi state spedite alla Corte di Cassazione.
Con questo appello vi chiediamo di inviare cortesi lettere di protesta al tribunale di Cassazione a Roma, di invitare la giustizia italiana a ritirare il giudizio incostituzionale espresso nei confronti del giudice Tosti, a reintegrarlo nei suoi diritti garantiti, ed a abbandonare finalmente la pratica di procedere sulla base di un decreto mussoliniano.
Inviate le vostre proteste a:
Corte di Cassazione
Sesta Sezione Penale
Palazzo di Giustizia
Piazza Cavour
00193 Roma (RM)
Italia
Non dimenticate il numero di protocollo:
Oggetto: R.G. n.2007/03482400
Inoltre: ricordatevi di spedire sempre a noi una copia!
Bund gegen Anpassung
Postfach 254
D-79002 Freiburg
Germania
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